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04.04.2012
Incontri di "Pratica Familiare"
Opificio.

giovedi 26 aprile alle 20.30 incontro per famiglie, con a tema la conoscenza dei consumi giovanili delle sostanze stupefacenti. seguendo le linee guida del Progetto-quadro EDU.CARE, promosso dal Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

E’ opportuno ricordare che lo scopo del Progetto-quadro EDU.CARE, promosso dal Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri,
è prevenire
il consumo di sostanze stupefacenti.
Prevenire, portando a conoscenza di giovani e adulti le evidenze scientifiche degli ultimi anni che provano, al di fuori di ogni possibile dubbio, i danni provocati dalla droga.
Da tutti i tipi di droga.
In special modo sui giovani e sui giovanissimi.
Un approccio educativo che potrà essere di ausilio alle famiglie, agli educatori e ai formatori.
Formatori che, in molti casi, hanno un ruolo cruciale anche nella crescita professionale del personale dei servizi di lotta alla droga, quali i SERT e i Centri di Ascolto, Informazione e Consulenza, cioe i CIC, presenti nella scuole.
Per il bene dei giovani e, quindi, per prevenire che essi si avvicinino al mondo delle “sostanze”.
Oppure per meglio curare e comprendere le persone che hanno già varcato la soglia del consumo.
Questo è lo scopo degli incontri che seguono.
In esse saranno frequenti i riferimenti alle neuroscienze, perché oggi rappresentano il punto centrale per la comprensione di come realmente le sostanze stupefacenti influenzino i comportamenti e di quali siano le loro conseguenze: in primo luogo si tratta di comprendere esattamente la loro influenza “nel deviare il fisiologico sviluppo e la maturazione cerebrale degli adolescenti che consumano droghe in un’età in cui il loro Sistema Nervoso Centrale sta strutturando complesse connessioni” (Giovanni Serpelloni, “Neuroscienze e dipendenze” seconda edizione, 2010).
Sulla base delle nuove conoscenze, soprattutto relative alla maturazione cerebrale, emerge chiaramente la necessità di arrivare a specifici programmi di diagnosi precoce, per identificare, quanto prima possibile, l’uso di sostanze nei minori (età 12-17 anni).
Un aspetto che attualmente appare alquanto trascurato, “permettendo così che moltissimi giovani restino sotto l’influsso neuro-tossico delle varie sostanze dai 5 agli 8 anni prima di arrivare all’osservazione specialistica (ibidem)”
Con danni gravissimi ad un cervello in piena evoluzione.
Queste nuove frontiere della conoscenza, unite ad una diagnosi precoce, aprono prospettive ancor più interessanti per quanto riguarda la cura: possiamo, infatti, calcolare la durata dei vari interventi curativi a seguito dell’allontanamento duraturo dalla sostanza stupefacente.
E’infatti ,oggi, scientificamente fondata la convinzione che la “guarigione” dalla tossico- dipendenza sia sempre possibile, a condizione che si attuino le scelte tempestive e più opportune, insieme alle corrette terapie.
LE DROGHE
Nello scorso Novembre 2010 sono stati presentati i risultati del Progetto SPS, relativo al consumo di droghe tra gli studenti delle Scuole Secondarie Superiori Italiane: un progetto, quello ora citato, promosso dal Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione (MIUR), curato dall’Università di Roma Tor Vergata: Centro Interdipartimentale di Biostatistica e Bioinformatica, sotto la responsabilità scientifica della Prof.ssa Carla Rossi.
Tale progetto ha coinvolto un campione di 48.576 studenti, rappresentativo di 2.595.002 loro colleghi di 495 Scuole Secondarie di Secondo Grado dell’Italia del Nord-Ovest, Nord-Est, Centro, Meridione e Isole.
Si tratta di una ricerca tra le più ampie mai condotte in Italia, da cui emergono risultati senza dubbio allarmanti: nel mese precedente al momento della compilazione del questionario/intervista (più precisamente nei 30 giorni precedenti) la percentuale di ragazzi e ragazze che aveva consumato “sostanze” era la seguente:
MASCHI quindicenni sedicenni diciassettenni diciottenni diciannovenni
CANNABIS 5,2 11,7 17,9 20,1 22,4
COCAINA 0,8 1,2 1,4 2,2 3,5
TRANQUILLANTI
CON ALCOL 1,0 1,3 1,9 2,0 1,8
FEMMINE quindicenni sedicenni diciassettenni diciottenni diciannovenni
CANNABIS 4,1 7,2 10,7 12,9 13,4
COCAINA 0,6 0,9 0,7 1,1 1,2
TRANQUILLANTI
CON ALCOL 1,6 2,4 2,1 2,4 3,0
Alla domanda “Dove si consumano le sostanze ?” le risposte erano state:
CANNABIS: prevalentemente all’aria aperta (circa 38%), a casa di amici (circa 20%), alle feste (circa 10%),
COCAINA: prevalentemente a casa di amici (circa 25%), oppure sia in discoteca che in luogo aperto (circa 15%), alle feste (circa 10%),
TRANQUILLANTI
CON ALCOL: in assoluta prevalenza a casa propria (circa 75%),
ECSTASY: prevalentemente in discoteca(42%) a casa di amici(circa 12%), alle feste o ai rave party (circa 10%), un po’ meno all’aperto o per strada (circa 8%).
Infine, alla domanda “Perché si provano le sostanze ?” la maggioranza degli intervistati avevaa risposto :
PER CURIOSITA’ (58%).Ulteriori risposte:
PER “SBALLARE” (9%),
PER DIMENTICARE (6%),
PER ACCRESCERE IL DIVERTIMENTO (5%),
PER NOIA (3%) oppure PER NON ESSERE ESCLUSO DAL GRUPPO (2%),
NON RICORDO (8%).
I dati ora citati sono, dunque, allarmanti.
Così come è allarmante che in Italia il consumo di droghe stia crescendo, collocando il nostro Paese al quarto posto in Europa per l’uso di “sostanze”.
Allarmarsi e stare in guardia è certamente giusto.
Ma non è affatto vero quanto si sente spesso ripetere: che, cioè, tutti i giovani facciano uso di droga.
Anzi, è assolutamente falso.
Si stima che circa ottanta giovani europei su cento (80%) non ricorrano alla droga, né la utilizzino neppure occasionalmente.
Il ricorso alla droga, infatti, è sempre una malattia.
Come è una malattia la carie dentale.
Ma mentre in quest’ultimo caso ne conosciamo le cause e cioè la scarsa igiene orale e tutti concordiamo che occorre andare al più presto dal dentista per curarla, circa la droga duplice è la differenza.
Innanzitutto le cause del ricorso alla droga possono essere le più diverse (cause multifattoriali, come si usa dire) ed è, quindi, di modesta utilità volerle ad ogni costo individuare.
In secondo luogo, siamo -a mala pena- coscienti che le sostanze stupefacenti sono sempre illegali, ma siamo ancora ben lontani dall’aver tutti acquisito la consapevolezza che la droga è una malattia: proliferano anzi mille errate convinzioni circa le droghe cosiddette leggere “che non farebbero male o, almeno, ne farebbero poco”.
Infine, quando si è di fronte al ricorso alla droga da parte di qualcuna delle persone che ci sono vicine (figli o congiunti che siano) siamo ancora lontanissimi dal sentire la necessità in primo luogo di accertare con certezza se il sospetto di “avvenuto uso” di sostanze sia fondato o no.
E, in secondo luogo, nel caso di acquisita certezza dell’avvenuto uso, siamo lontani dal sentire l’urgenza di ricorrere alla cura: come avviene invece per la carie dentale e il dentista.
Errori gravi entrambi.
Si è accennato poco sopra che è scarsamente possibile, nonché di scarsa utilità pratica, sforzarsi a scoprire quali siano le cause della tossicodipendenza: che variano in relazione a ciascun individuo e alla sua specifica personalità..
E’ invece una certezza che, se non si usa droga, è impossibile diventarne dipendente.
Al più vi potranno essere fattori, non certo di dipendenza, ma di qualche eventuale, futuro e, per fortuna, incerto rischio: come il fatto che la madre abbia assunto sostanze durante la gravidanza.
Se dunque le cause della tossicodipendenza possono essere plurime, sono sfuggenti ed è di poco conto l’accanimento nell’indagarle, appare importantissimo conoscere, di contro, quali siano i fattori di rischio. I quali sono conoscibili con sicurezza e quindi contrastabili con opportuni e adeguati fattori di protezione.
Provando a raffigurare la nostra vita come una linea, ai fini della rilevazione dei rischi connessi alla droga è opportuno scandire tale linea in periodi.
Il primo periodo precede il concepimento e lo si può definire come rischio derivante dalla famiglia (familiarità): ad esempio l’avere uno o entrambi i genitori penalizzati da una storia di carcerazione alle spalle, di disturbo mentale, di alcolismo, di dipendenza da sostanze.
Il secondo periodo riguarda il periodo della gravidanza e si riferisce alla sola madre: l’uso di sostanze in gravidanza da parte materna o eventi stressanti quali lutti, tracolli economici, incidenti.
Il terzo periodo potenziale generatore di fattori di rischio è il primo anno di vita: eventi stressanti vissuti dalla madre possono ripercuotersi sul neonato determinando quello che viene definito come un “attaccamento disordinato” del bambino alla mamma e che può causare successivi disturbi del comportamento con una frequenza che è quasi sette volte superiore alla media.
Quarto periodo generatore di rischio è l’arco di anni dell’infanzia: durante i quali il bambino può manifestare disturbi di comportamento, disturbi di iperattività e disattenzione, disturbi provocatori .
Spesso si definisce quanto sopra come le tre sorelle: si tratta dei disturbi esternalizzantiLa presenza di fattori di rischio – sia ben chiaro- non indica affatto una“predestinazione”.
Non esiste infatti nessuna predestinazione nel campo delle droghe.
Né quando un bambino assume atteggiamenti aggressivi, ciò significa necessariamente che soffra di disturbi del comportamento.
L’esistenza di fattori di rischio indica però la necessità di valutarne la gravità e, soprattutto, di contrapporre ad essi opportuni fattori di protezione, il più presto possibile.
Non solo chi vive in un ambiente in cui si consumano droghe, ma anche il ragazzo non-consumatore che a 15-17 anni manifesta una elevata capacità di mettersi nei guai, ha una alta probabilità di crescere a rischio: se non lo si affianca con opportuni fattori di protezione, educativi soprattutto e, se non basta, terapeutici.
Ad esempio, se il padre è alcolista occorre distinguere se il rischio sia più o meno elevato.
E’ elevato se il genitore è alcolista attivo.
Se, cioè, continua tuttora a bere.
Protezione adeguata potrebbe essere, in quel caso, convincere la famiglia a lasciar trascorrere al bambino la maggior parte del tempo a casa di nonni o zii.
Il rischio è, di contro, mitigato se il genitore ha smesso di bere.
Ancor meno elevato se – per riprendere l’esempio del genitore alcolista- egli ha smesso di consumare alcool da 10-15 anni. 15
Per una protezione adeguata non è, allora, più nè necessaria, né opportuna qualche forma di allontamento del bambino, ma semplicemente una certa attenzione da parte della madre o di entrambi i genitori, il padre ex alcolista compreso. In concreto, dunque, il rischio può anche essere elevatissimo, ma per contrastarlo è sempre possibile creare intorno alla persona protezioni altrettanto elevate.
Un solo esempio è sufficiente: il ragazzo soffre di disturbi comportamentali, ma l’ambiente che lo circonda ha creato intorno a lui una protezione altissima convincendolo a sottoporsi a trattamento.
Nel caso, invece, di uso avvenuto di droga, si aprono sono tre scenari:
1) l’ uso “una sola volta” senza ripetizione alcuna,
2) l’uso per più volte e/o la continuazione occasionale, più o meno frequente,
3) la continuazione dell’uso per la durata di un anno intero: che segna l’inizio della dipendenza, con le relative misure normative che incentivano il ricorso alle cure, quali l’esenzione dal ticket.
Qualora dopo il primo anno la continuazione dell’uso e le recidive si protraggano per ulteriori 12 mesi o più, si entra in quella che viene definita la dipendenza cronica.
Per quanto concerne l’attivazione dei fattori di protezione per contrastare i fattori di rischio, dopo aver in precedenza premesso che i fattori di rischio sono conoscibili con sicurezza e quindi sempre contrastabili, occorre dire che il primo e fondamentale intervento efficace è la prevenzione.
Prevenire significa mettere in atto tutto ciò che consente di evitare il contatto con la droga: in primo luogo si tratta di combattere la disponibilità di sostanze in un determinato territorio e il relativo spaccio.
Se non c’è disponibilità di sostanze in loco, non è possibile nemmeno il consumo: situazione, peraltro, rarissima.
Se la disponibilità è scarsa- caso relativamente più frequente- l’accesso alla droga è, quanto meno, più difficile.
Combattere la disponibilità di sostanze nel territorio e lo spaccio è -come è noto- compito prevalente di magistratura e forze dell’ordine, con l’aiuto dei cittadini stessi.
Compito indubbiamente terribilmente arduo, nonostante i pur ottimi risultati che spesso si riescono a conseguire: in Italia come negli altri Paesi evoluti.
Oltre al lavoro di intelligence e polizia, prevenire significa educare a partire dalla giovanissima età e, comunque, ben prima dei 14 anni, tenendo conto che il primo consumo può avvenire già a 12-14 anni o prima ancora.
Educazione da parte dei genitori, innanzitutto.
La famiglia o il singolo congiunto, in caso di famiglie “mono-parentali” in cui siain cui sia presente un solo genitore, hanno un ruolo fondamentale nel trasmettere un’educazione che formi il bambino o l’adolescente a tenersi lontano dalla droga.
Ma anche la funzione educativa della famiglia o del singolo genitore incontra limiti:
è esperienza comune a tutti noi che , mediamente, i genitori impegnati fuori casa possono dedicare ai propri figli 1-2 ore prima di uscire di casa al mattino e 4-5 ore al massimo la sera, al rientro a casa.
Occorre quindi prendere atto che il gruppo dei pari -cioè compagni di scuola, di giochi, di tempo libero dopo la scuola- ha una “potenza di fuoco”, a volte educativa , altre volte diseducativa, anche superiore a quella dei parenti o del singolo genitore: non fosse altro che per il fatto che il bambino o il ragazzo trascorre con i pari, oltre che a scuola con i compagni e gli insegnanti, quasi il doppio del tempo giornaliero che la famiglia gli può dedicare.
Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio dei Ministri

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