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08.10.2009
La famiglia come fattore di protezione e di rischio nell’abuso di sostanze stupefacenti
Tratto da UNODC:
Guida alla realizzazione di programmi di formazione sulle abilità genitoriali per la prevenzione dell’uso di droghe.
A cura del Dipartimento Politiche Antidroga

Anche se i ricercatori hanno tentato di dare una definizione precisa della famiglia, l'unità
fondamentale nella società, ogni società e cultura la definisce in modo differente. La
presente guida pertanto, lungi da questo intento, considera la famiglia come quella unità presente
in qualsiasi società che comprende i figli e coloro che se ne occupano, in genere i genitori biologici,
ma che potrebbero essere anche altri parenti o adulti a seconda della situazione, della società e
della cultura.
Molti interventi sulla famiglia coinvolgono non solo i genitori biologici e i loro figli, ma anche
chiunque faccia parte della famiglia. Quindi anche altri educatori (nonni, zie o zii, fratelli più adulti,
baby-sitter, genitori adottivi) possono essere invitati a partecipare ai programmi per l’acquisizione
di competenze familiari. Le parole “genitore” e “principale educatore” vengono utilizzate in modo
intercambiabile.
Anche se i fattori genetici, caratteriali e ambientali contribuiscono a determinare lo sviluppo
infantile e dell’adolescente, le dinamiche familiari giocano un ruolo molto importante. In
particolare, risulta chiaro dalla ricerca che una genitorialità competente costituisce un potente
fattore di protezione. Le famiglie sono in grado di proteggere i figli da molti
comportamenti a rischio e problemi di salute mentale, compresa la tossicodipendenza e la
delinquenza, fornendo loro sicurezza emotiva ed economica, un giusto orientamento, ponendo
limiti precisi, supervisionandoli, soddisfacendo i bisogni di base, di sicurezza, stimolando lo
sviluppo e la stabilità.
I ricercatori hanno sperimentato numerosi modelli per spiegare in che modo i diversi fattori
influiscono sulla probabilità che un adolescente inizi a far uso di sostanze. In tutti questi modelli, i
fattori genitoriali e familiari ricoprono un ruolo centrale nel percorso a lungo termine che porta alla
tossicodipendenza, mentre l’influenza dei pari agisce da fattore contribuente nel momento in cui il
giovane inizia a far uso di sostanze o di alcol. In altre parole, anche se l’influenza dei pari
costituisce spesso la motivazione principale che spinge gli adolescenti ad intraprendere
comportamenti negativi, un ambiente familiare positivo rappresenta il motivo fondamentale per cui
i giovani non si fanno coinvolgere in questi comportamenti, inclusi l’uso di sostanze, la
delinquenza, il sesso precoce o non protetto. Mentre è noto da tempo che il
gruppo di pari è influente, si sa ora che la scelta di un adolescente è fortemente influenzata dal
rapporto con i suoi genitori. Quando gli adolescenti hanno un rapporto positivo con i propri
genitori, è maggiore la probabilità che scelgano la compagnia di coetanei che esercitino su di loro
un’influenza positiva.
Ulteriori studi hanno identificato i fattori familiari decisivi che aiutano a
proteggere i giovani dall’uso di sostanze stupefacenti:
(a) un attaccamento sicuro e sano tra genitore e figlio;
(b) la supervisione genitoriale, il controllo e una disciplina efficace;
(c) la comunicazione di valori familiari pro-sociali;
(d) il coinvolgimento dei genitori nella vita dei figli;
(e) una genitorialità supportiva (emozionale, cognitiva, sociale ed economica).
Uno studio sulla resilienza (la capacità di affrontare e superare le avversità della vita) ha
confermato questi punti. Questo ambito di ricerca si focalizza su bambini e su famiglie che hanno
sperimentato eventi di vita traumatici, acuti o cronici, e conferma che i fattori genitoriali e familiari
contribuiscono alla capacità dei giovani di superare situazioni familiari avverse e di raggiungere
risultati positivi. La ricerca mostra che genitori supportivi, che incoraggiano i loro figli a
diventare indipendenti, che si aspettano l’adesione a regole e sono coerenti e giusti nella loro
funzione normativa, hanno figli che sono più resilienti degli altri bambini. Questo stile di
genitorialità viene spesso definita come “genitorialità autoritaria”. Altri fattori che si sono
rivelati importanti nel contribuire alla resilienza sono: un ambiente familiare organizzato, relazioni
supportive, credenze familiari, coesione familiare e flessibilità, capacità di problem-solving, di
fronteggiare situazioni di stress, di comunicazione nella famiglia.
La ricerca fornisce forti evidenze scientifiche che i genitori e le famiglie possono essere potenti
fattori protettivi nella vita dei bambini e dei giovani; al contrario, vi sono chiare evidenze
scientifiche che alcune caratteristiche familiari possono costituire forti fattori di rischio.
Uno scarso controllo del comportamento dei figli, una disciplina rigida e incoerente, la mancanza di
opportunità per apprendere abilità sociali sono state associate a problemi sociali, psicologici e
scolastici nei bambini e negli adolescenti. In generale, un ambiente domestico caotico e
la mancanza di struttura nella vita familiare costituiscono i principali fattori di rischio per l’uso di
sostanze stupefacenti.
Inoltre, le relazioni genitore-figlio e le famiglie caratterizzate da indifferenza, incomprensione,
insicurezza emotiva e mancanza di coerenza da parte dei genitori nell’accudire e nel dare conforto
ai figli durante i primi anni dello sviluppo, sono associati ad un elevato rischio di depressione, di
ansia e di problemi relazionali tra figli e genitori. La depressione infantile è stata associata
all’uso di droghe nella prima adolescenza.
Questi fattori caratterizzano spesso le famiglie in cui i genitori abusano di sostanze. In particolare
se è la madre ad essere tossicodipendente è probabile che le relazioni familiari subiscano uno
sconvolgimento. Quando i genitori abusano di sostanze, i figli hanno maggiori possibilità di essere
esposti a conflitti e a violenze familiari, inclusi l’abuso fisico e verbale, e ad alcol e droghe. Le
famiglie con problemi di dipendenza tendono a isolarsi dal punto di vista sociale per proteggersi
dall’identificazione, dalla censura sociale e dall’azione criminale. Un effetto collaterale che ne deriva
è che anche i bambini si isolano e sviluppano scarse relazioni sociali.
Per concludere, la ricerca indica che i principali fattori presenti in una famiglia
che espongono i figli e i giovani a rischio di uso di sostanze stupefacenti sono gli stessi fattori che
mettono i giovani a rischio di altri problemi comportamentali. Ne deriva che gli interventi per
prevenire l’uso di sostanze stupefacenti avranno effetti benefici anche su altri comportamenti a
rischio. I principali fattori di rischio familiare che espongono i figli e i giovani a rischio d’uso di
sostanze stupefacenti sono:
(a) la mancanza di un legame tra genitori e figli;
(b) la mancanza di una relazione significativa con un adulto di riferimento;
(c) una genitorialità inefficace;
(d) un ambiente domestico caotico;
(e) l’abuso di sostanze, malattie mentali, il coinvolgimento in attività criminali da parte dei
genitori o dei figli maggiori;
(f) l’isolamento sociale.

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